1° Timoteo
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Prima Lettera a Timoteo
NOTA INTRODUTTIVA: Questa lettera a Timoteo è la prima del gruppetto delle pastorali (due a Timoteo, una a Tito), così dette perché indirizzate a pastori di anime e danno le regole relative al governo della Chiesa. Gli Atti (c. 16) ci fanno sapere molto di Timoteo, uno dei più fedeli discepoli e collaboratori di San Paolo; nativo della Liconia e forse di Listri, era già cristiano e molto stimato quando vi arrivò San Paolo che lo elesse compagno e collaboratore. E siccome non era circonciso, essendo di padre gentile e di madre giudea, perché non fosse d'ostacolo alla conversione dei Giudei, lo circoncise. Da quel momento Timoteo non abbandonò più il suo Maestro se non quando era da lui mandato alle diverse Chiese come suo rappresentante: lo seguì anche nella prigionia di Roma, da cui San Paolo fu liberato (63). Dopo questa prigionia sembra che San Paolo sia andato in Spagna (Rom 15,28), poi andò in Oriente, a Creta, nell'Asia Minore, nella Macedonia e arrivò fino a Nicopoli nell'Epiro. Quando passò da Efeso, vi lasciò come vescovo il suo Timoteo. Forse temendo di non rivederlo più, gli scrisse dalla Macedonia questa prima lettera nel 64 o 65, quando, saputo dell'incendio di Roma e della dispersione di quella fiorente Chiesa, decideva di ritornare nella città eterna, ove giunse forse l'anno dopo. Questa è una lettera familiarissima, in cui i pensieri si succedono spontaneamente in un ordine tutto soggettivo, che non può ridursi all'unità schematica. Infatti dopo un breve prologo, esorta Timoteo a combattere i falsi dottori, gli insegna come disporsi nella preghiera pubblica e nel culto, quali doti debbono avere i sacri ministri, come disporsi con gli eretici e con le varie classi dei cristiani, ritorna a parlare dei falsi dottori e chiude con avvisi particolari. Questa lettera, come le altre due del gruppo delle pastorali, che possono dirsi il canto del cigno, hanno uno stile più fluido, senza tanti ebraismi, senza parti dogmatiche e polemiche, e contengono affettuose istruzioni, degne dell'età e della dignità veneranda che San Paolo aveva dal 64 al 67; tutto è fermato sulla carta come sgorga dal cuore sempre giovanile di Paolo, che già si avvicina alla settantina.
