Giacomo - Introduzione

Lettera di San Giacomo.

NOTA INTRODUTTIVA. S. Giacomo (detto il Minore, per distinguerlo dal Maggiore che era fratello di S. Giovanni e fu ucciso verso la Pentecoste del 42, dodici anni dopo la morte di Cristo) era figlio di Cleofa e di Maria, parente della SS. Vergine, ed era, coi suoi fratelli Giuda, Simone e Giuseppe, cugino di Cristo. Fu uno dei dodici Apostoli; Cristo gli apparve in particolare dopo la risurrezione, e sembra che l’abbia eletto vescovo di Gerusalemme (S. Girolamo). Per circa trent'anni tenne la sua sede di Gerusalemme con tanta prudenza e santità, da essere ammirato anche dai Giudei nemici. San Paolo lo dice una delle colonne della Chiesa e lo visita quando passa da Gerusalemme. Fu martirizzato nel 62-63, sotto il pontificato d'Anania, in una sollevazione popolare istigata dagli Scribi e dai Farisei. La lettera di S. Giacomo è indirizzata ai giudeocristiani dispersi tra le nazioni pagane, per incoraggiarli durante le persecuzioni, incitarli a conformare la vita alla fede cristiana e per metterli in guardia contro alcuni (Simoniti, Nicolaiti), che, male interpretando alcune parole di S. Paolo, dicevano che non c'è bisogno d'opere buone, ma basta la fede. Contro questa rovinosa idea si batte S. Giacomo, che, sebbene parli di molte altre virtù, insiste sulla giustizia e sulla carità, e dice chiaramente che è vana la fede senza opere buone e che non ci si salva con l'ostentare la scienza e la dottrina, ma con le virtù cristiane. Questa lettera ha più forma di esortazione morale che di lettera. Questa lettera, scritta a Gerusalemme verso il 60, sembra supporre la lettera ai Romani, perché spiega le idee di S. Paolo mal capite, che la fede esige le opere buone e la giustificazione non viene dalle opere della legge, ma dalle opere cristiane.

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