Matteo
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Vangelo secondo Matteo – Matteo –
NOTA INTRODUTTIVA: Matteo, detto Levi, da Marco e da Luca, era figlio di Alfeo ed esercitava l’ufficio di gabelliere o esattore d’imposte nella città di Cafarnao. Chiamato da Gesù a seguirlo, mentre sedeva al tavolo del suo lavoro, abbandonò subito il suo ufficio e seguì il Maestro (Mt 9,9-13; Mc 2,14- 17; Lc 5,27-32), che lo fece suo apostolo (Mt 10,3; Mc 3,18; Lc 6,15; Atti 1,13). Altro di sicuramente storico non sappiamo di lui. La tradizione vuole che dopo l’Ascensione del Signore egli abbia predicato il vangelo agli Ebrei di Palestina conducendo una vita assai austera. Qualche scrittore ecclesiastico afferma che sia poi passato in Etiopia (Rufino), in Persia (S. Ambrogio), fra i Parti (S. Isidoro). L’Autenticità del Vangelo di Matteo è largamente dimostrata dalle testimonianze di tutta la tradizione patristica a cominciare dalla fine del I secolo in poi. Numerose sono le citazioni letterali o a senso che si riscontrano nella Lettera di Barnaba, in quella ai Fillippesi di S. Policarpo, nell’Apologia di S. Giustino, nelle varie lettere di S. Ignazio di Antiochia e di S. Clemente R0mano, desunte dal Vangelo di Matteo. La lingua originale in cui Matteo redasse fra il 42 e il 50, il suo primo Vangelo fu l’aramaico e di ciò le testimonianze sono numerose, ma del testo aramaico non è giunta a noi alcuna traccia. Ignoriamo il nome chi abbia per primo tradotto in greco il testo aramaico di Matteo, forse l’autore stesso? E’ una semplice congettura. Incerto è pure il tempo in cui fu eseguita la versione, però dall’uso che di questa ne hanno fatto i Padri dell’epoca apostolica (S. Clemente Romano, S. Policarpo di Smirne, S. Ignazio di Antiochia) si può affermare che non può essere posteriore agli ultimi decenni del primo secolo.
